Per la serie di interviste allo psicologo oggi incontriamo la Dottoressa Ivana Siena.

La Dott.ssa Siena è una psicologa e psicoterapeuta ad orientamento Sistemico-Relazionale.
È la fondatrice e direttrice del Centro di Psicoterapia Familiare che opera su Pescara (PE) e San Severo (FG).
Collabora con l’Associazione Obiettivo Famiglia Onlus.

dott.ssa ivana siena

 

Ho pensato di chiedere ad Ivana maggiori informazioni sul ruolo dello psicologo nella lotta alla Sindrome di Rebecca, girandole le domande che più spesso i lettori di questo sito mi girano in merito:

  1. come può essermi di aiuto uno psicologo?
  2. come faccio a scegliere quello giusto?
  3. come posso smettere di pensare sempre alle stesse cose ed evitare gli attacchi di ansia?

Le sue risposte ci offrono interessanti consigli e spunti di riflessione.
Leggiamoli nell’intervista. 😉

 

 

  • Perché chi soffre di Sindrome di Rebecca dovrebbe recarsi dallo psicologo?
    In che modo lo psicologo può aiutare il geloso retroattivo?

Chi soffre di gelosia retroattiva PUO’ recarsi dallo psicologo perché, come in ogni altra problematica o malessere legato alla psiche e alla gestione della propria vita, lo psicologo rappresenta la figura più competente per aiutare queste persone a migliorare la propria vita.

Sembra una banalità, tuttavia arrivare a riconoscere di avere un problema come questo della gelosia è molto difficile, raro e prevede un dispendio di energie non indifferente.

Spesso la richiesta di aiuto ad uno specialista non parte direttamente dalla persona che soffre di gelosia retroattiva, piuttosto dal suo partner stanco dei suoi continui “attacchi”, il più delle volte immotivati. La relazione di coppia viene messa a dura prova nonostante, inizialmente, le forme di gelosia vengano travisate ed interpretate come forme di grande interesse da parte del partner. Questo permette al legame di rafforzarsi prima che il problema venga davvero fuori.

Lo psicologo può aiutare la coppia e la singola persona che soffre di questa sindrome.

La prima cercando innanzitutto di capire cosa sottende il legame che lega i due partner e garantendo un luogo sicuro dove possano venir fuori i sentimenti e le paure legate alla fase che la coppia sta vivendo.

In secondo luogo lo psicologo può agire direttamente sulla persona principalmente coinvolta, aiutandola ad esprimere i suoi sentimenti, i quali si agganciano in modo paradossale alle sue insicurezze. Spesso, infatti, dietro la gelosia patologica vi è una persona con bassa autostima e questo presuppone che nella sua storia di vita, e/o storia familiare, ci siano ripetuti momenti in cui si è sentita messa in discussione, inadeguata, giudicata e non all’altezza. Tutto questo va “lavorato” in un percorso psicologico che permetta alla persona di ripercorrere questi momenti e di guardarli con occhi nuovi, riconoscendo contemporaneamente quali sono le risorse che realmente possiede. Tutti possiedono un enorme potenziale che spesso non solo non è espresso, ma non è neanche riconosciuto. Sentirsi incapaci porta a mettersi costantemente a confronto con gli “Altri” della propria vita, meccanismo che in qualche modo conferma la propria inadeguatezza ed aumenta i livelli di insicurezza (l’Altro è sempre migliore di me).

  • Che tipo di specializzazione ha la tua professionalità?
    Con che approccio sarebbe di supporto durante un percorso clinico?

Sono specializzata in Terapia ad orientamento Sistemico Relazionale, lavoro con individui, coppie e famiglie mantenendo sempre un occhio sui legami e le relazioni del passato per poter meglio inquadrare le relazioni del presente.

Come ho già detto precedentemente un lavoro sulle dinamiche profonde della persona è necessario per far sì che questa acquisisca nuovamente e definitivamente un’immagine di sé integra e funzionale alle relazioni affettive che sta vivendo. Personalmente credo moltissimo nel potere distruttivo quanto curativo delle relazioni, pertanto il mio intervento parte da una ricostruzione della storia della persona, e delle sue relazioni, per arrivare a quei nodi della sua vita in cui si sono consolidate le percezioni erronee di sé. Successivamente il lavoro verte su una ricerca di maggiori consapevolezze fino ad arrivare ad una visuale del tutto nuova del proprio personale modo di relazionarsi, sia in generale che nelle relazioni amorose.

Accettarsi, integrare, perdonare, perdonarsi, mettersi in discussione, sporcarsi le mani, rimanere nel qui ed ora, accettare l’altro per com’è, smettere di confrontarsi, sono tutti verbi che mi risuonano in testa pensando ad una persona con una tendenza alla gelosia retroattiva.

  • Esiste un orientamento più indicato di altri in base al disagio di partenza?
    Come deve scegliere chi ha intenzione di chiedere aiuto ad un professionista?

Non esiste un orientamento di eccellenza, seppure in maniera diversa tutti gli approcci psicoterapeutici lavorano per aiutare la persona in base alla richiesta fatta.

Coloro che intendono chiedere aiuto possono scegliere la persona che innanzitutto in maniera istintiva attira la loro attenzione, ed in secondo luogo cercare di capire, attraverso la presentazione esposta dai professionisti, se le competenze che tale professionista ha sono specifiche per il proprio disagio relazionale.

Internet oggi è un mezzo di elezione per scegliere un professionista adatto alle proprie esigenze e, dopo il passaparola, rappresenta il luogo virtuale che maggiormente offre possibilità di scelta. Il clinico può mostrare le sue competenze attraverso immagini, eventi, articoli tematici e titoli acquisiti; alla persona davanti lo schermo sta la responsabilità della scelta, ma anche la libertà di poter cambiare laddove non si sentisse realmente accolta.

  • La Sindrome di Rebecca sfocia spesso in crisi profonde ed attacchi di ansia:
    hai qualche consiglio da dare ai lettori di questo sito per affrontare quei momenti?

Il consiglio che sento di dare è accogliere il “mostro”. L’ansia è paura e in quanto tale ha una funzione, quella di segnalare un pericolo. Nella situazione specifica il pericolo è rappresentato dal non prendersi cura di sé, dal non guardare in faccia i propri limiti. L’ansia non va mai sedata, ma solo letta ed interpretata, per poi muoversi in direzione di un cambiamento.

  • Hai un libro da consigliare a chi segue il sito per offrire spunti di miglioramento?

Non ho un libro specifico che sia da esempio su come uscire dal circolo vizioso della gelosia retroattiva, tuttavia posso sicuramente citare un classico della letteratura che è “La prigioniera” di Proust. In quest’opera il narratore racconta della sua convivenza con Albertine, di cui è molto geloso.

Altro testo che emerge dalle mie ricerche è “Simfonia Fantastica” di Cezar Petrescu, all’interno del quale la gelosia è un elemento di un quadro nevrotico più complesso del protagonista, che lo porta ad avere ulteriori dubbi sulla fedeltà della moglie addirittura successivamente alla sua morte.

“Se la gelosia ti assale prova ad accogliere il mostro” – 5 domande alla Dott.ssa Ivana Siena [intervista #3]

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